24/05/2014 | Tratto da settesere.it

Entro giugno sarà pronto l’albergo sociale voluto dal Comune. La struttura troverà spazio in via Torre, negli ambienti che prima ospitavano il dormitorio. «I lavori sono cominciati il 19 maggio – spiega l’assessore Giovanna Piaia – e la struttura ospiterà famiglie e madri con bambini, per un totale di 26 persone». L’albergo sociale prevede inoltre la presenza di un operatore che avrà funzione di stimolare la ricerca di un lavoro e fare in modo che le persone non passino in struttura più del tempo necessario. «Il progetto fa parte della filiera di iniziative che offre diverse soluzioni, tra cui l’housing first e la riduzione dell’Imu per chi fissa un affitto tramite Acer». La proposta è emersa nell’ambito dell’incontro promosso dal tavolo delle povertà, ed è stata l’occasione per tracciare un quadro delle necessità a Ravenna dove, negli ultimi tempi, sono aumentate le sportine che, ogni sera, vengono distribuite al dormitorio Re di Girgenti, in via Mangagnina. La struttura, al completo, è lo specchio dei bisogni di persone sempre più giovani, tra cui rientrano anche tanti italiani. A spiegarlo è Carla Suprani, presidente del comitato cittadino antidroga che gestisce la struttura e che spiega: «Non riusciamo ad accogliere altre persone, siamo al completo». Chi accede, però, non è più lo stesso di tempo fa: «oggi – prosegue Suprani – abbiamo persone maggiormente problematiche, che arrivano da zone di conflitto. Tra loro anche tanti italiani e soprattutto molti giovani». Questo si riscontra sia in struttura, sia tra coloro che ritirano la sportina. «In media si va dalle 40 alle 50 persone ogni sera. Su 22 ospiti, sette hanno appena compiuto 18 anni e sono stranieri non accompagnati – sottolinea Suprani -. Le docce sono leggermente diminuite, ma oscillano sempre dalle sette alle otto serali. E se si pensa che in un mese siamo aperti tutti i giorni, domenica compresa, si capisce quali siano i numeri». A testimoniare l’aumento della povertà è anche la distribuzione dei pacchi alimentari, effettuata in collaborazione con Asp e Caritas. «Distribuiamo ad una trentina di famiglie dai 50 ai 60 pacchi a settimana e rispetto all’anno scorso c’è stato un leggero aumento». A chi, però, chiede nuovi dormitori, Suprani risponde che questa non sarebbe la soluzione. «I posti servono, ma se noi creiamo nuovi spazi ne serviranno sempre di più. Sembra un paradosso, ma è così: se mettiamo a disposizione nuovi posti, incentiviamo nuovi bisogni. Piuttosto si dovrebbe puntare sulle politiche di prevenzione, sulla sensibilizzazione e sull’attenzione allo studio dei fenomeni». A sostenere che un altro dormitorio sarebbe un segnale di politica fallimentare per Ravenna è anche Emanuela Capellari, che da alcuni anni si occupa dell’emergenza freddo. Anche lei sottolinea come, dal suo osservatorio, le cose siano cambiate. «L’anno scorso, quando c’erano più tunisini, abbiamo accolto 93 persone, mentre quest’anno siamo scesi a 77. Se però il numero di italiani è rimasto lo stesso, circa 16-17 persone, la loro permanenza è aumentata. La risposta che possiamo dare è quella di costruire una filiera dell’abitare con risposte diversificate. L’assistenza va bene, ma deve essere a tempo limitato. Se crei un bene, di fatto ne nasce il bisogno. Per questo serve una strada nuova che permetta di affiancare le persone nella gestione del quotidiano.Un altro dormitorio sarebbe un ulteriore fallimento. Le risorse sono finite, non si può demandare solo al pubblico. Serve un accompagnamento della società che vada oltre il posto letto». (Federica Ferruzzi)

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail